L’ICI, tra autonomia locale e governo pasticcione

L’istituzione dell’ICI, primo passo verso l’autonomia dei Comuni, è il simbolo, sia per quantità che qualità, del federalismo fiscale : la struttura stessa dell’ICI dovrebbe presumere che nella determinazione dell’imposta, seppure entro certi limiti , dovrebbero decidere le autonomie comunali.
Così non è stato quando il governo uscente è “entrato a gamba tesa” sugli enti locali. Per fini ridistributivi verso le famiglie, si è disposta un’altra detrazione sulla prima casa, oltre quella concessa dal Comune, con erogazione, da parte del governo, agli enti locali di un rimborso per “sanare” il minor gettito.
Visto che dalla campagna elettorale in corso, sembra che eliminare un imposta non progressiva, concetto al quale è ancorato il sistema tributario in base all’art. 53 Co. 2 della Costituzione, potrebbe essere fiscalmente equo, analizziamo cosa comporta da un punto di vista microeconomico questo scenario.
L’ICI in quanto imposta reale e patrimoniale, prende in considerazione solo le caratteristiche dell’immobile a prescindere da chi ci abita e dal suo reddito.
Un esempio né chiarirà i limiti: immaginiamo due case con stesse caratteristiche. La prima è abitata da una famiglia di 4 persone con reddito del capofamiglia pari a 25.000 € annui, la seconda da un single con uguale reddito.
Su chi grava meno l’imposta? Naturalmente sul single! La natura dell’ICI però non tiene conto di queste differenze così il gettito derivante dai due immobili sarà identico.
Allora il sostegno alla famiglia deve seguire altre vie per ragioni di equità verticale .
Cosa ancora più grave è che gli interventi sull’ICI decisi dal governo centrale, oltre a non ridistribuire ricchezza, si ripercuotono negativamente sul sistema federale.
Ad Acquaviva il Bilancio di Previsione 2007 stima entrate ICI per 3,8 mil € circa.
In un analisi puntuale, considerando solo le entrate tributarie, esclusa la TaRSU che finanzia il costo del servizio, l’imposta sugli immobili rappresenta il 73% delle entrate tributarie previste: il processo erogativo dell’ente locale dipende dall’ICI.
Considerato che la sua abolizione sarebbe compensata da trasferimenti non vincolati , i cittadini : (i) avrebbero difficoltà di valutare il Sindaco se la sua “fortuna” dipendesse dai trasferimenti decisi dal governo: ci sarebbero degli “scaricabarile” che non aiuterebbero a capire la realtà dei fatti; (ii) potrebbero vedere il Sindaco perdere la possibilità di aumentare l’ICI per finanziare una spesa che darebbe dei benefici superiori al gettito fiscale in quanto il Governo si limiterebbe a corrispondere anno per anno il gettito ICI non incassato dal Comune, tenendo eventualmente conto dell’inflazione.
Concludo dicendo che sono a favore della riduzione della pressione fiscale, il punto è che il governo centrale dovrebbe ridurre la tassazione sui tributi di sua competenza: per esempio visto che abolire l’ICI costerebbe sui 6 mld € si potrebbe con la stessa cifra rimodulare gli scaglioni IRPeF magari eliminando quella parte di reddito derivante dalla proprietà immobiliare, su cui ricade l’ICI, che incide nella dichiarazione dei redditi.





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