Riaprono le indagini sui casi di tumore: indagati al Miulli

Respinta la richiesta di archiviazione si riaprono le indagini. Sottoaccusa il malfunzionamento di apparecchiature diagnostiche e il sistema di protezione da radiazioni.
Ha chiesto la riapertura delle indagini, per un maggiore approfondimento del caso, il gip del Tribunale di Bari, Vito Fanizzi. Tutto ha inizio 2 anni fa quando alcuni lavoratori del Miulli denunciano il nosocomio perchè circa una trentina, tra medici e infermieri, si sono ammalati di varie forme tumorali e di disturbi tiroidei, provocati da un’eccessiva esposizione a radiazioni da parte del reparto di cardiologia, il quale, nella vecchia sede del Miulli, era situato proprio nel piano superiore, e quindi adiacente, alle sale di “angiografia periferica” e “angiografia cardiografica”.
Le cause sarebbero, dunque, imputabili ad un cattivo funzionamento delle apparecchiature diagnostiche situate in queste sale e ad un inadeguato sistema di protezione degli ambienti, in quanto, le pareti non erano fornite di materiale schermante lasciando, così, passare fasci di radiazioni attraverso i muri fino a raggiungere la cardiologia.
Esposizione che, medici e infermieri del reparto, avrebbero subito per anni. A seguito della denuncia fatta, il pm Giuseppe Scelsi, aveva incaricato tre tecnici per effettuare una perizia ed accertare la violazione delle norme di sicurezza sul lavoro, ma la relazione realizzata scagiona gli accusati poichè tutto risulta a norma. Il pm chiede quindi l’archiviazione del caso.
Adesso, dietro richiesta dei lavoratori, il gip Fanizzi ha respinto la richiesta di archiviazione e imposto al pm Scelsi un approfondimento delle indagini, in quanto, la perizia appare incompleta.
Sono stati tralasciati, infatti, alcuni importanti dettagli. Non è stato fatto cenno, per esempio, in merito alla condizione schermante del soffitto delle sale. Dato non trascurabile visto che i fasci di radiazioni tendono verso l’alto. Non è stata accertata la causa delle patologie denunciate.
Ha chiesto, inoltre, che vengano raccolte alcune testimonianze da parte del personale ammalato, inclusi anche coloro che non hanno presentato l’istanza, per ottenere informazioni in merito al periodo di esposizione, luogo ed orari dell’attività lavorativa e presidi indossati.
Intanto alcuni degli ammalati si sono sottoposti a visite specialistiche dalle quali sono emersi dati importanti. Una di queste riguarda la dichiarazione del dott. Antonio Aversa, specialista in endocrinologia, perito del Tribunale Penale di Roma che, dopo aver sottoposto a visita una delle dipendenti affetta da disturbi tiroidei, ha accertato che tale disturbo è stato causato da “Radiazione Ambientale Professionale”.
Infine la perizia effettuata è stata sottoposta alla consulenza del dott. Giorgio Chierego, esperto di III livello in fisica medica e docente di Radioprotezione presso l’Università di medicina e chirurgia di Verona, il quale ne ha rilevato gravi carenze e conseguenti conclusioni parziali.
Ha sottolineato, tra l’altro, il fatto che il sopralluogo, attuato nel 2006, non tiene conto del fatto che dal 2000 le sale sono state dotate di materiale protettivo mentre l’esposizione a radiazioni risale almeno al 1992. Intanto si attende una nuova perizia che possa fare maggiore chiarezza sui fatti. Il tutto dovrà essere svolto entro il 20 luglio.





Commenti
E meno male che il Miulli è “l’orgoglio del nostro paese”!
Spero che si faccia luce su questa vicenda e che i responsabili paghino sulla propria pelle ciò che hanno fatto agli altri.
Spero che tutti coloro che si sono ammalati per questa causa guariscano al più presto.