Il “progetto salva-vita” della Diocesi di Altamura-Gravina-Acquaviva

La Redazione

“Una via breve ed efficace per formarsi alla solidarietà è l’apertura alla mondialità”.

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Questo progetto è una MANO TESA verso tutti, per aiutare una piccola suora che crede nei giovani anche quando sono fortemente segnati dalle cicatrici della miseria.
La lettera “Cenere e Fuoco”, scritta a seguito dell’esperienza tra le baracco-poli di Nairobi e della partecipazione al World Social Forum del Vescovo Mario, ha suscitato in tutti coloro che l’hanno letta una domanda: “Cosa possiamo fare?”

Le urgenze e le emergenze del mondo dei poveri sono infinite; ma, metten-do insieme tante gocce d’acqua e tante briciole di amore, si possono dare risposte concrete e risolutive a tanti problemi.

L’Associazione San Giuseppe Lavoratore degli Artigiani di Gra-vina ha dato vita a un gemellaggio con la omonima parrocchia della baraccopoli di Kangemi (Nairobi) e a una ricca serie di ini-ziative concrete di solidarietà.

L’Ufficio Diocesano per la Cooperazione Missionaria e la Caritas Dioce-sana hanno individuato il Progetto “Salva-Vita”, un’idea di suor Raquel Soria, apostola del carcere di Nairobi, e lo affidano alla Diocesi, perché lo faccia “vivere” per un anno.

IL KENYA non è solo paradiso turistico o meta di safari.

Kenya significa 30 milioni di persone appartenenti a 40 etnie, sull’orlo della guerra civile.

17 milioni di Keniani vivono con un dollaro al giorno.
La durata media della vita in Kenya è di 45 anni.
L’ospedale è un lusso permesso a pochi.
Mancano scuole e insegnanti.
Prolificano la disoccupazione, la criminalità, le condizioni estreme di povertà.

NAIROBI, megalopoli dai due volti: 4 milioni di abitanti di cui 2,5 milioni vivono in immense baraccopoli (slums).

Grattacieli, grandi affari, lussuose zone residenziali tra baraccopoli abusive senza scuole, né strutture sanitarie.
Nugoli sterminati di capanne di lamiera, di fango, di assi; senz’acqua, né servizi igienici, né fogne, né corrente elettrica, né strade.
Alcolismo, droga, criminalità, furti, omicidi, stupri sono scene di vita quo-tidiana.
L’AIDS è causa non solo di morte, ma anche di nuove generazioni malate, condannate dalle famiglie a morire da sole.
Donne e bambini sulle colline di immondizia alla ricerca di rifiuti riciclabili o im-mangiabili.
In questi giorni boscaglie, campi e villaggi inceneriti stanno rivelando l’orrore di molte centinaia di cadaveri e resti umani, mentre centinaia di migliaia di scampati ai massacri sono un’emergenza internazionale umani-taria, sanitaria e sociale.

IL CARCERE. All’interno della struttura carceraria del Kenya c’è il “Centro correttivo per i giovani”, per ragazzi che dopo i 14 anni si trovano per la prima volta alle prese con la giustizia per delitti minori.
Sono quattro mesi di carcere duro e scioccante, dopo i quali si è rilasciati, ma per ricadere inevitabilmente nella criminalità o an-dare a far parte della malavita.

SUOR RAQUEL SORIA, argentina, assistente sociale delle Suore della Consolata, opera nel “Centro correttivo” di Nairobi.

Con l’aiuto di Koinonia, di Caritas Italiana e della Conferenza Episcopale Keniana ha costruito la “Casa della Consolata S. Giuseppe Cafasso”, per dare un futuro diverso ai giovani che escono dal carcere.
Nell’arco di un anno questi adolescenti, già esperti di micro-criminalità, vengono aiutati a reintegrarsi in società; ricevono formazione culturale, professionale e sostegno psico-sociale; recuperano il senso della cura del corpo, della persona, delle relazioni.

Nella “Casa S. Giuseppe Cafasso” operano suor Raquel, due volontari Ke-niani, un assistente sociale, una “mamma della casa”, due volontari del Servizio Civile all’estero di Caritas Ambrosiana.
Ogni anno un operatore di Caritas Italiana e un responsabile di Caritas Ambrosiana visitano la casa; ogni sei mesi lo staff del Progetto prepara una relazione delle attività realizzate.

Per la realizzazione del progetto occorrono, per i 12 mesi del 2008, € 22.368.00.

La Diocesi di Altamura – Gravina – Acquaviva delle Fonti si impegna a sostenere, nel 2008, le spese per un anno di formazione.

Tutti: singole persone, famiglie, luoghi di lavoro, associazioni, scuole, ne-gozi, parrocchie, luoghi del sabato sera, possono realizzare un grande pro-getto di speranza col poco della loro solidarietà.

Il tempo più opportuno per riaccendere la speranza dei poveri con la fiamma della carità è la Quaresima (6 febbraio-20 marzo 2008).

Accendi anche tu con la CENERE del tuo sovrappiù il FUOCO della speranza nei giovani senza famiglia e senza futuro del Kenya.
15 centesimi di euro a persona o un euro a famiglia, una sola volta nell’anno 2008, possono salvare giovanissimi ex carcerati dalla strada e dalla criminalità.

Le offerte si possono consegnare, con la dicitura “Progetto Salva-Vita” al Vescovo, alla Curia. al proprio parroco.

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