Ospedale Miulli: secondo il Comitato è una “persona giuridica pubblica”

Il Comitato per il Miulli risponde alle dichiarazioni del delegato del Governatore per l’ospedale don Mimmo Laddaga.
Il Comitato cittadino per il Miulli ci ha inviato una nota di risposta ad alcune dichiarazioni rilasciate alla Gazzetta del Mezzogiorno da Don Mimmo Laddaga, delegato del Governatore dell’ospedale Miulli. Ecco il testo:
“L’intervista di don Domenico Laddaga, a ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’ di sabato 24 novembre 2007, contiene affermazioni contraddittorie, false. E’ utile per un franco confronto puntualizzare quanto segue, con documenti storici e giuridici, così ognuno può farsene un’idea.
1. L’affermazione di don Laddaga che l’Ente Ecclesiastico è governato secondo il diritto canonico e, pertanto, il consiglio degli affari economici sostituisce il Capitolo, è clamorosa, perché, dandosi la zappa sui piedi, enuncia esplicitamente una condotta contraria al canone 1280, che ribadisce, invece, che il governo degli enti ecclesiastici dev’essere “a norma degli statuti”. Si va, dunque, contro lo stesso diritto canonico che si dice a parole di osservare. La stessa Congregazione Pro Clericis del Vaticano, nella lettera inviata a mons Pisani il 19 giugno 1991, afferma che “gli organi esecutivi primari di una fondazione sono solo quelli che il fondatore ha predeterminato nell’atto di fondazione” e che “Vescovo e Sindaco si alternano fra loro nei casi di mancato adempimento”. L’esclusione del Capitolo, dichiarata pubblicamente da don Laddaga, modifica radicalmente il governo del Miulli, contro il diritto canonico, il Testamento (art.16) e lo Statuto (art. 5) e determina, quindi, il ‘mancato adempimento. Il Consiglio Comunale, in quanto omologo del Capitolo, deve subentrare nel suo ruolo mancato. La modifica nell’assetto di governo richiama, anche, l’art. 19 della legge n. 222/1985 e “fa perdere all’ente uno dei requisiti prescritti… ed il riconoscimento stesso”.
2. L’Ospedale è di Acquaviva, non della Chiesa. Il CENNO STORICO, allegato al Decreto Reale, è chiaro: “Francesco Miulli… fondava in Acquaviva l’Ospedale per i poveri” e lo Statuto inizia affermando: “l’Ospedale civile di Acquaviva delle Fontj, dove ‘civile’ vuol dire della città e non del Vescovo o Ecclesiastico. Quindi, il Vescovo deve amministrare, ma non possedere, perché è “erede di nudo nome… in nome dei poveri, senza che ne abbia da dedurre falcidia o porzione alcuna” (art. 21 del Testamento). Come ha anche affermato il Capitolo della Cattedrale nella riunione del 20 giugno 1997, ricevendo dal Vescovo mons.Superbo minacce (illegittime ed arroganti) di scioglimento.
3. Don Laddaga afferma che l’Ente Ecclesiastico, in quanto civilmente riconosciuto, agisce secondo il diritto delle persone giuridiche private e non “è tenuto allo svolgimento di procedure di evidenza pubblica”. Ma la Sentenza del TAR del 26 aprile 1977, citata (artatamente) sempre a supporto dell’Ecclesiasticità, afferma che “l’Ospedale Miulli di Acquaviva delle Fonti è persona giuridica pubblica”. L’Ospedale Miulli, pur avendo l’Arciprete come Governatore, è stato da sempre istituzione civile pubblica, come dimostrano tutti i documenti storici, regolarmente sottoposta ai normali controlli (CPAB). Dichiararsi ora pubblico ed ora privato, secondo le varie convenienze, non è corretto.
4. L’iscrizione del Miulli nel registro delle persone giuridiche non è un decreto di valore costitutivo, ma un adempimento burocratico. Don Laddaga cita l’art. 5 della legge n. 222/1985 e dimentica ciò che precede nell’’art. 4 : “Gli enti ecclesiastici che hanno la personalità giuridica nell’ordinamento dello Stato”. Quindi bisogna già essere un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto e non è il Tribunale che dà il riconoscimento. E chi ha riconosciuto il Miulli come Ente Ecclesiastico? I pareri o attestati ministeriali? Niente affatto, perché sono inadeguati, inefficaci ed insufficienti allo scopo. E’ necessario un decreto del Presidente della Repubblica, che non esiste. La Giunta Regionale il 25 ottobre 1972, nel deliberare la classificazione regionale del Miulli, aveva affermato che “l’Ospedale Miulli è e rimane opera pia che dovrebbe essere riconosciuta, se richiesto Ente Ospedaliero (sottolineato nel testo)”. Infine, il Comitato di Controllo della stessa Regione, il 16/1/1985, ha affermato che “non è dimostrato che l’Ospedale Miulli sia dipendente da un Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto”. Dov’è allora il possesso dell’ecclesiasticità prima del 1987 Fandonie! Forzature e magagne burocratiche: nessun decreto o documento ufficiale parla di Ente Ecclesiastico. Se non c’è prima, non c’è dopo. L’ecclesiasticità danneggia il Miulli, limitandone le risorse, danneggia la nostra Città, espropriata del Miulli. Ne gode solo il Vescovo-Go.vernatore con il Delegato.
5. L’Ecclesiasticità risulta, inoltre, storicamente e giuridicamente un grosso imbroglio, costruito surrettiziamente, con pezze d’appoggio fallaci e inefficaci. Il Consiglio di Stato, il 17 ottobre 1917, aveva affermato che “non è consentito all’amministrazione di procedere alla classificazione di un istituto di pubblica beneficenza per attribuirgli un altro stato giuridico” ed il Consiglio di Stato, del 12 febbraio 1960, che “è da escludere che un ente pubblico possa venir meno per atto del potere esecutivo, se la soppressione non è prevista da una espressa norma di legge”. A fondamento del Miulli v’è la legge n. 6972/1890, che ha prodotto il Decreto Reale di Umberto I: questa è l’unica certezza giuridica del MIULLI, che va accettata e difesa perché giusta e legittima e perché è la più vantaggiosa per lo stesso Ospedale e per la nostra Città (non per il Vescovo). Prima degli anni ’80 lo stesso Governatore si era sempre pacificaemente qualificato come “Governatore dell’Opera Pia Ospedale Civile Miulli”. Nel 1987, barattando il raffazzonato attestato di un funzionario del Ministero dell’Interno come Decreto del Presidente della Repubblica o del Ministro ( un ‘falso ideologico’) si è ottenuta l’iscrizione al Tribunale di Bari e si è costruito il castello di carta dell’Ecclesiasticità, che permette ora il disastro del potere autocratico, incontrollato (spesso dispotico) del Vescovo-Governatore.
6. E neppure la sentenza del TAR di Bari del 26 aprile1977, che viene adombrata da don Laddaga a supporto dell’ecclesiasticità, può avere incidenza alcuna. Infatti una successiva sentenza (n. 2922 dell’11.5.1982 della Cassazione a sezioni unite) ha stabilito che per le Opere Pie, decretate ai sensi della legge 6972/21890 (caso specifico del Miulli), il Decreto Reale ha valore dichiarativo e che i caratteri di IPAB solo “in mancanza del Decreto Reale possono essere accertati aliunde, e direttamente dal giudice”. Quindi, se manca il Decreto Reale, può intervenire la sentenza del giudice, altrimenti il Decreto Reale prevale su qualsiasi altro atto giuridico e costituisce certezza giuridica assoluta.
7. Don Laddaga non può assolutamente ignorare l’Istruzione della CEI, Conferenza Episcopale Italiana, del 1 aprile 1992, che, a pg.101, stabilisce che “le istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza ai sensi della legge 17 luglio 1890, n. 6972 (come l’Ospedale Miulli)… non sono persone giuridiche canoniche soggette al vescovo diocesano e i loro beni non fanno parte del patrimonio ecclesiastico”. Più chiaro di così? Giù le mani, dunque, dal Miulli!
8. Il Vescovo-Gevernatore-Direttore-Generale ha trasgredito anche questa norma ecclesiastica, quando a marzo, senza avvertire la Città, titolare di diritti proprietari, è andato unilateralmente dal notaio Petrera di Bari e poi al Catasto per fare trasferire le proprietà dell’Opera Pia Ospedale Miulli all’Ente Ecclesiastico. E’ un’espropriazione ai danni dell’Ospedale Miulli, non più fondazione ‘bonum sui’, ma ora bene della Chiesa. Usurpazione anche ai danni di Acquaviva, che non ha più la prevista prelazione attrattiva (legge n. 833/1978, art. 61) su quei beni, scippati e fatti trasferire, attraverso i soliti vili ed immorali raggiri burocratici, al Vescovo o alla Diocesi, che non è Acquaviva. Un odioso sopruso messo in atto da un Governatore che purtroppo è anche Vescovo della Città.
9. E tuttavia, questa operazione di esproprio é nulla, perché non poteva effettuarsi senza l’autorizzazione della Giunta Regionale, sentito il Consiglio Comunale, come prescrive l’art, 13 della Legge Regionale n. 13 del 15 maggio 2006: “Dall’entrata in vigore della presente legge e sino all’adozione del provvedimento di trasformazione di cui all’art. 2 della L.R. 15/2004 (che il Governatore si ostina a non chiedere), gli acquisti, le trasformazioni di destinazione, l’alienazione di beni immobili o di titoli, la costituzione di diritti reali sugli stessi…sono subordinati all’autorizzazione della Giunta Regionale, sentito il parere del Consiglio Comunale ove ha sede legale l’istituzione…” L’operazione nulla concertata dal Vescovo-Governatore, comunque squallida e deprecabile, richiama il proverbio: “il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi”.
10. L’Ecclesiasticità, con la pretesa di impossessarsi dei beni e degli immobili del Miulli, risulta, quindi, essere contro la legge dello Stato, della Regione Puglia e contro le stesse Direttive Ecclesiastiche, ai danni dell’Ospedale e della nostra Città. E se il Sindaco Pistilli, sollecitato anche da una lettera di richiesta della Regione Puglia, ha sollevato il problema, perché sia risolto secondo legge, storia e giustizia, merita la solidarietà di tutti i Cittadini e dei Preti timorati di Dio, intellettualmente onesti e con la schiena dritta.
11. La via d’uscita viene ora offerta dalle leggi regionali n. 15/2004 e n. 13/2006 e relativo Regolamento che obbligano “tutti gli enti in ogni modo denominati ( e quindi sia Opera Pia e sia Ente Ecclesiastico) assoggettati alle disposizioni di cui alla legge 17 luglio 1890, n. 6072 (Norme sulle istituzioni pubbliche di assistenza e beneficenza) (ed è il caso dell’Ospedale Miulli) a formulare un nuovo Statuto che la Regione approverà, “previa acquisizione del parere del Comune, sede legale dell’istituzione” (art. 3,c.2). Perché la Dirigenza Ecclesiastica dell’Ospedale Miulli recalcitra e non vuole adempiere a quest’obbligo? C’è un’ipotesi, quella che segue, forse azzardata ma forse azzeccata.
Don Mimmo Laddaga cita il diritto canonico, ma non cita il canone 1263 che recita “Il Vescovo Diocesano ha il diritto… d’imporre alle persone giuridiche pubbliche soggette al suo governo un contributo non eccessivo e proporzionato ai redditi di ciascuna per le necessità della diocesi”. Sorge il dubbio che sia questa la ragione per cui si è trasformata l’Opera Pia in Ente Ecclesiastico: imporre il ‘contributo proporzionato’ a favore della Diocesi?
Sia chiaro: se la Dirigenza Ecclesiastica si rifiuta di fare chiarezza e trasparenza, questo atroce dubbio si fa certezza e le scatole cinesi delle società cosiddette miste (Hipako’e, Hopipark ecc. e la FIMCO), le costose consulenze, gli affidamenti senza gara potrebbero costituire canali occulti per lo stesso scopo (o peggio), mentre l’Ospedale è oppresso da tanti debiti. Sono, comunque, risorse sottratte ai malati, alla faccia della carità cristiana, tanto sbandierata.
Don Laddaga ed il Vescovo-Governatore-Direttore Generale da veri cristiani e onesti cittadini, non devono fare gli offesi, ma devono rendere onore alla Verità: fare chiarezza, essere trasparenti e rendere conto fino all’ultimo centesimo, come deve fare ogni istituzione che amministra soldi pubblici. Si evita, così, anche ogni eccessivo ed involontario sospetto. Si rammentino, poi, che sono beati coloro che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno saziati. ( Deposuit potentes… dispersit superbos : le prepotenze saranno spazzate via, è Vangelo).





Commenti
Guardando le azioni e le automobili di questi ecclesiastici mi pare che loro abbiano più fame e sete di beni terreni che di giustizia!mi sà che dai tempi di gesù ad oggi la maggioranza di coloro che abitano il tempio sono ancora i soliti approfittatori che gesù stesso prese a maleparole infuriandosi!
Don Mimmo chi è costui? Chi ce l’ha mandato? Rispediamolo da dove è venuto. Già ne abbiamo molti di signorotti, non c’è nessuna necessità di averne un altro, tra l’alto forestiero e con la tunica.
Sig. Laddaga e Sig. Paciello (mi riferisco alle persone e non ai ruoli ecclesiastici) si conclude l’articolo con: da veri cristiani e onesti cittadini, non devono fare gli offesi, ma devono rendere onore alla Verità: fare chiarezza, essere trasparenti e rendere conto fino all’ultimo centesimo, come deve fare ogni istituzione che amministra soldi pubblici. E SONO D’ACCORDO PERCHE’ TUTTI PAGHIAMO LE TASSE!!!!!!!
Ricorda da bambino che mi si diceva:
-Le Bugie han gambe corte…
invece qua han mani lunghe…
E poveri Noi…
… ma l’uomo nero non era una favola?
Usurpatore
• Chi si appropria senza diritto di cose altrui, spesso con la violenza o il raggiro.
Che dite amici, ne esistono ancora?
Nella lettera di ringraziamento del Governatore/Vescovo per l’attestato di solidarietà del Clero pubblicata su un sito straniero è scritto “…Grati per aver espresso il vs.pensiero….se desiderate ulteriori chiarezze sulla questione(Miulli)non avete che da chiederlo…” Non chiarisce alla Città ma ai preti, Il Miulli è cosa loro.Errare humanum est,perseverare autem diabolicum.